nazione nel senso usuale del termine: non vivevano insieme in un unico territorio, né possedevano i contrassegni esteriori solitamente considerati indispensabili. Herzl decise di provvederli di questi attributi artificialmente, dando loro in primo luogo una coscienza nazionale e secondariamente un territorio in cui vivere come nazione. Si potrebbe dire che il sionismo in quanto tale fu l'ultimo dei movimenti nazionali europei. Esso cominciò ad emergere e a prendere slancio proprio quando i più antichi movimenti nazionali dell'Europa occidentale e centrale avevano già oltrepassato il culmine della parabola, e quindi l'ideologia nazionale stava avviandosi, come espressione della cultura occidentale e risposta ai problemi economici e politici, a divenire anacronistica. Ma in Europa orientale stavano sorgendo dappertutto nuovi e impetuosi movimenti nazionali: polacchi, cechi, slovacchi, serbi, croati, lituani e molti altri ancora si agitavano per la nazionalità e l'indipendenza, e tutti sognavano di dar vita ad un piccolo ed omogeneo Stato-nazione loro proprio, dove la loro lingua e la loro cultura regnassero incontrastate.

In questi nuovi Stati nazionali, pur non ancora nati, non c'era posto per gli ebrei. Essi non appartenevano ad alcuna delle nazionalità emergenti. Erano diversi. E così l'idea di piantar tutto e creare uno Stato nazionale ebraico esercitava un grande fascino sugli ebrei.

Tra le caratteristiche peculiari dell'epoca c'era il fatto che tutti questi nuovi movimenti nazionali tentavano di disseppellire - e se necessario inventare - il proprio passato glorioso. Ogni Stato nuovo era concepito come la reincarnazione delle vecchie glorie, come la risurrezione di un qualche antico Stato od impero attraverso il quale quel particolare popolo aveva lasciato la sua orma nella storia. Era quindi del tutto naturale che i primi

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