invece assai meglio accontentarsi di parlare di un focolare nazionale che avrebbe portato immensi benefici agli arabi. I sionisti « politici » non erano affatto persuasi da queste idee: non gli piacevano i kibbuzim, ritenevano che il sionismo pratico non avrebbe portato in nessun luogo e che il vero scopo del sionismo dovesse essere ottenere l'appoggio inglese all'idea di uno Stato ebraico.

La storia ha dato ragione a Ben Gurion e ai suoi amici. Gli sforzi di Jabotinsky e del suo Partito revisionista (così chiamato perché voleva modificare la linea sionista ufficiale) non hanno segnato molti punti a proprio favore. L'unica importante orma da loro lasciata sulla storia del sionismo appartiene, abbastanza paradossalmente, al campo di un sionismo molto « pratico »: il sionismo dei fucili. Immediatamente dopo la prima guerra mondiale Jabotinsky

volle affidare la difesa della comunità palestinese ebraica (Yjishuv) a una nuova Legione ebraica da costituire nel quadro dell'esercito britannico. Dopo aver fatto una breve esperienza come tenente del Battaglione ebraico, egli credeva ormai soltanto in un esercito regolare posto sotto comando inglese. I sionisti « pratici » schernirono quest'idea e crearono all'interno del movimento dei lavoratori un esercito illegale, clandestino ed equipaggiato con il raccogliticcio arsenale accumulatosi nelle colonie. Questa organizzazione (Haganah) conobbe parecchie scissioni secondo linee ideologiche, e alla fine una delle sue frazioni divenne, sotto la guida politica di Jabotinsky, l'Irgun zwai leumi (Organizzazione militare nazionale), che cominciò a combattere contemporaneamente arabi e inglesi. Altro che sionismo « pratico »!

Il sionismo « pratico » creò la struttura di potere dell 'jishuv, imperniata sull'Histadrut. Quest'ultima organizzazione, la cui importanza cresceva di anno

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