significava il riconoscimento da parte degli arabi dello status quo, da cui Israele non poteva e non voleva muoversi di un centimetro.)

Nasser rappresentava in realtà il nuovo volto del nazionalismo arabo, vale a dire di una forza che non poteva più essere ignorata né sottovalutata.

Giocò forse anche un altro fattore, meno consapevole. Ben Gurion si avvicinava al suo settantesimo compleanno (Nasser era appena trentaquattrenne), ed ebbe probabilmente la sensazione che occorresse fare qualcosa prima ch'egli divenisse troppo vecchio per guidare Israele in uno showdown con il mondo arabo.

Comunque, il primo problema con cui si misurò il nuovo regime egiziano fu lo sgombero dell'esercito inglese dalle sue grandi basi nella zona del canale di Suez. (Si trattava di un antico sogno degli egiziani. La presenza dell'esercito inglese sul suolo egiziano era un promemoria incessante delle umiliazioni subite dal paese sin dall'invasione effettuata dagli inglesi nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Un'intera generazione di giovani egiziani era cresciuta con l'aspirazione a buttar fuori gli inglesi. Mentre io e i miei amici manifestavamo nelle strade di Tel Aviv gridando in ebraico « Immigrazione libera! » e « Uno Stato ebraico! », la nostra controparte egiziana dimostrava al Cairo e ad Alessandria al grido [in inglese] di « Sgombero! » [Evacuation]. La rivoluzione egiziana scoppiò dopo che una serie di tali dimostrazioni, svoltesi sull'intero territorio egiziano al culmine della campagna contro le basi militari inglesi, aveva minato le posizioni del governo regio.) Nasser si mosse subito, con buon successo, sulla via di una conquista dello sgombero degli inglesi attraverso mezzi pacifici, e il governo conservatore britannico, non senza incoraggiamenti da parte americana, si apprestava a concludere un accordo con il nuovo governo egiziano sul ritiro delle truppe.

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