occidentali. Si credeva che questa tensione avrebbe messo in grado i « ribelli di Suez » nel parlamento inglese di impedire un accordo che stabilisse lo sgombero delle basi dal canale di Suez, e anche fornito argomenti a quelle componenti dell'opinione pubblica americana che erano contrarie ad armare l'Egitto. Si sarebbe inoltre determinata nel paese una confusione che avrebbe smentito la tesi secondo la quale il regime egiziano era in grado di costituire una base stabile e solida per la politica occidentale.

I primi tentativi ebbero successo. Ma i membri del gruppo non avevano esperienza di questo tipo di attività, e non erano in grado di portare a termine un piano siffatto. Inoltre avevano delle perplessità: essi amavano Israele e rischiavano le loro vite per esso, ma non erano anti-egiziani e non guardavano volentieri all'idea di mettere in pericolo vite egiziane. Quando il giovane cui abbiamo sopra accennato fu casualmente catturato nel cinema del Cairo - tradito dallo scoppio prematuro della sua bomba incendiaria di fattura casalinga - l'intera organizzazione saltò. Sotto gli interrogatori, aiutati forse dalla tortura, alcuni fatti vennero rapidamente alla luce.

L'uomo che aveva portato gli ordini fuggì in tempo, ma gli altri membri del gruppo vennero catturati. Uno si uccise in cella, due furono impiccati e gli altri condannati a lunghe pene detentive. Una bellissima ragazza - Marcel Ninio, personaggio ben noto nei più eleganti circoli sportivi del Cairo - attirò su di sé una particolare attenzione per il ruolo che aveva avuto nel gruppo. Dopo la guerra dei sei giorni Israele tentò di ottenere la sua liberazione dalla prigione egiziana facendone una condizione per il ritorno in patria dei 5 500 soldati egiziani catturati durante la campagna.

(Un uomo collegato con questa rete, ma che allora non fu catturato, era un giovane ebreo egiziano

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