sull'altra. Se Israele fosse in grado di conseguire una vittoria militare grande abbastanza da costringere gli arabi ad accettare un Diktat israeliano, il problema sarebbe risolto. Ma Israele dovrebbe conquistare l'intero mondo arabo, impresa impossibile anche con l'attuale indubbia superiorità del suo esercito (il brillante successo della guerra dei sei giorni ha ora dimostrato che non è possibile imporre la pace con mezzi militari). Come ha detto il generale Dayan quattro mesi dopo la guerra, « Se qualcuno pensa che gli arabi abbiano imparato la lezione, si sbaglia ». Se gli arabi fossero in grado di conquistare e annientare Israele, anche questa sarebbe una soluzione definitiva. Ma il mio interlocutore arabo nel ristorante parigino riconobbe prontamente che una possibilità del genere non esiste. Israele conserverà a lungo la sua superiorità militare, e inoltre si finirà con l'introdurre nel Medio Oriente armamenti di tipo nuovo, in virtù dei quali l'eventuale distruzione di Israele sarebbe inevitabilmente accompagnata dalla distruzione dei maggiori centri urbani arabi. L'intera Regione sarebbe respinta indietro di duemila anni, e probabilmente ne deriverebbe l'olocausto nucleare del mondo intero. Ci trovammo perciò d'accordo nell'escludere la possibilità di una soluzione militare. (Credo che il mio interlocutore si sia reso conto di come avevamo avuto ragione qualche mese dopo, con gli eventi della guerra dei sei giorni.)

La seconda alternativa è cara al cuore degli arabi. Tracciando un parallelo interessante, ma, come abbiamo visto, insoddisfacente, con la storia dei crociati, gli arabi tendono ad illudersi di potere liquidare Israele semplicemente rifiutandosi di riconoscere la sua esistenza. Sono convinti che un boicottaggio economico e politico sia in grado, col tempo, di provocare il soffocamento di Israele per asfissia.

« Abbiamo aspettato per duecento anni che lo

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