tare con dei nazionalisti arabi. Voglio dir loro: gli ultimi cinquantanni hanno mostrato che finché ci combattiamo né voi né noi siamo in grado di realizzare le rispettive aspirazioni nazionali. I nostri due grandi movimenti nazionali possono continuare a neutralizzarsi, ma possono anche unificarsi in un unico grande movimento regionale di liberazione e di progresso. Il significato dell'idea semitica è appunto quello di un ideale che sintetizzi i due nazionalismi, un ideale con cui i nazionalisti di ambedue le parti possano identificarsi.

Per Israele l'adesione ad una grande confederazione semitica significherebbe chiudere il capitolo sionista della sua storia e iniziarne un altro: il

capitolo di un Israele come Stato integrato nella sua Regione, che partecipa alla lotta della Regione per il proprio progresso e la propria unità.

Per gli arabi significherebbe il riconoscimento di un Israele post-sionista come componente legittima della Regione, componente che non potrebbe né dovrebbe più venir cancellata, giacché nella sua nuova veste costituirebbe un fattore della lotta per il bene comune.

Voglio essere assolutamente chiaro su questo punto. È stato scritto un mucchio di sciocchezze in appoggio a soluzioni che non comportano il riconoscimento di Israele come Stato sovrano. Nessun israeliano - e comunque certamente non chi scrive -

accetterà mai una soluzione di questo tipo. L'esistenza di Israele come Stato sovrano è il punto di partenza di ogni soluzione, allo stesso modo dei diritti e delle aspirazioni della nazione palestinese e di tutti gli altri popoli arabi.

L'Unione semitica non si limita a fornire un quadro in cui sia possibile la reciproca accettazione, ma presenta numerosi altri vantaggi:

252