È anche significativo che la canzone venne fuori pochi giorni dopo che Golda Meir in una conferenza stampa aveva ammonito il paese a stare in guardia contro i pacifisti del nostro tipo, i quali diffondono l'idea illusoria che la pace è possibile demoralizzando la popolazione invece di dire la verità, e cioè che non ci saranno soluzioni del conflitto per un lungo periodo a venire.

Il fatto che la canzone pacifista si sia imposta su quella ispirata all'odio mostra non solo che l'esercito, compresa la giovane generazione, è meno sciovinista dell'Establishment politico creato dai vecchi sionisti, ma anche che il generale stato d'animo del paese è assai diverso dal quadro superficiale che appare allo sguardo dei giornalisti stranieri. In realtà l'idea di una nuova soluzione di pace con i palestinesi sta guadagnando terreno, al di sotto della superficie, in numerosi e diversi settori della vita pubblica israeliana. Questo fatto emerge alla luce solo intermittentemente, per esempio quando il nuovo segretario generale del Partito operaio si presenta come acceso sostenitore dell'idea di uno Stato palestinese, o quando l'ex ministro della Polizia si pronuncia per il riconoscimento del popolo palestinese il giorno successivo alla sua cacciata dal governo.

La battaglia per l'anima di Israele è lungi dall'essere conclusa; essa è anzi soltanto agli inizi.

Le tendenze operanti all'interno della comunità palestinese sono ancora più difficili da analizzare.

Tutti i feda'iyyln parlano ora di una nuova Palestina, destinata a sostituire lo Stato d'Israele, in cui « musulmani, cristiani ed ebrei » potranno vivere felici per sempre in perfetta eguaglianza.

Questo discorso suona indubbiamente meglio della vecchia linea Shukeiri, che consisteva nel buttarci in mare senza le cinture di salvataggio, ma diffidi-

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